De Brug

Diretto da

Nel porto di Rotterdam, il ponte ferroviario che collega le due rive della Mosa, appena edificato, è il soggetto per uno studio sul ritmo, le geometrie, il movimento. Con questo lavoro, Ivens abbandona il cinema come hobby e vi si dedica completamente: “Dopo Il ponte, mi sentii più sicuro di me. Sapevo cosa volevo, e il tempo di prendere decisioni era venuto”. Orchestrato come un brano sinfonico, la dialettica tra il mare, il progresso tecnologico e il lavoro dell'uomo, è risolta deformando la realtà secondo le tendenze avanguardiste dell'epoca, in un rapporto armonico tra sviluppo industriale, natura e uomini. Si assottiglia così il legame tra idea e oggetto e il ponte diventa uno dei film più astratti di Ivens: “Non è un concetto di ponte, ma non è nemmeno lo stato di cose individuato definito dalla sua forma, dalla sua materia metallica, dai suoi usi e dalle sue funzioni” (Gilles Deleuze).

Il teorico ungherese Béla Balázs ricorderà Il ponte come un grande esempio di cinema assoluto: “Anche quando Ivens ci mostra un ponte [...], la costruzione di ferro si dissolve in immagini immateriali inquadrate in cento modi diversi. Basta il fatto che questo ponte possa essere visto in tanti modi per renderlo in un certo senso irreale.[...]”

Titolo internazionale
The Bridge
Titolo tradotto
Il ponte
Genere
Documentario
Paese
Paesi Bassi
Anno
1928
Durata
11'
Produttore
Joris Ivens
Casa di produzione
CAPI Amsterdam
Progetto Food on Film
Food on Film
Partners
Slow Food
Associazione Cinemambiente
Cezam
Innsbruck nature film festival
mobilEvent
In collaborazione con
Interfilm
UNISG - University of Gastronomic Sciences

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