All the Time in the World

Diretto da

Alla ricerca di nuove prospettive, una famiglia di cinque persone decide di abbandonare gli agi della civiltà per vivere nel selvaggio Yukon durante il lungo e rigido inverno canadese.

I genitori, lasciato il lavoro, trascorrono con i tre bambini, 10, 8 e 4 anni, nove mesi in una piccola baita senza strade di accesso, elettricità ed acqua corrente e soprattutto senza orologi. Un documentario profondamente personale mosso dal bisogno di provare cosa significa davvero disconnettersi da una vita frenetica e tecnologica in cui non ci si riconosce più, per riconnettersi con se stessi, con gli altri e con il nostro ambiente naturale primordiale.

Titolo tradotto
[Tutto il tempo del mondo]
Genere
Documentario
Paese
Canada
Anno
2014
Durata
52'
Casa di produzione
Drift Productions
Lingue
Inglese
Note di regia
Note di regia

All The Time in the World è un documentario molto personale che segue il viaggio della mia famiglia alla ricerca di una nuova prospettiva. Per nove mesi abbiamo ridotto la vita ai bisogni primari, calore, riparo, cibo e acqua, seguendo il ritmo dettato dalle stagioni piuttosto che dall’orologio.

Non avevo una troupe. Ho ripreso la mia famiglia con una sola telecamera, cercando di catturare uno sguardo intimo sul naturale svolgimento della nostra vita. Tutte le voci fuori campo sono state registrate sia durante che dopo l’esperienza. Non c’era narrazione scritta e nulla di programmato.

Eravamo in un luogo remoto, senza accesso stradale o spazio per l’atterraggio di un elicottero, in modo tale che fossimo noi a gestire il tutto. Abbiamo vissuto completamente fuori dalla rete: niente elettricità, niente acqua corrente, niente internet.

Una delle sfide più grandi, tuttavia, è stata la linea sottile che ho percorso tra la testimonianza di qualcosa che vivevo in prima persona e il mio ruolo di regista, direttore della fotografia e fonico. Soprattutto perché la motivazione di questa avventura era imparare ad essere presente in una situazione in cui la cosa fondamentale era il riconnettersi come famiglia con il nostro ambiente naturale. Era importante restare fedele a questo scopo, senza farci distrarre dall’idea di girare un documentario. Il film non è sulla sopravvivenza nella natura selvaggia, ma vuole essere la ricerca di un ventaglio di possibilità nel tessuto delle nostre vite. Una riflessione sulle possibili scelte che dobbiamo affrontare rispetto al tempo che abbiamo a disposizione su questa Terra.

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