Varză, cartofi şi alţi demoni
Diretto da
Al mercato locale del villaggio rumeno di Lunguletu, mille contadini siedono sui loro trattori ricolmi di tonnellate di cavoli e patate in attesa di clienti. Alla fine di una giornata infruttuosa, o svendono il raccolto a prezzi irrisori o lo distruggono. Il sistema produttivo si è inceppato e il regista, per comprenderne le cause e trovare una possibile via d'uscita, decide di trascorrere un anno nel villaggio, da lavoratore. Il sindaco e gli abitanti propongono varie soluzioni, ma gli agricoltori manifestano una scarsa fiducia reciproca e poca disponibilità a superare la radicata diffidenza verso l'idea di "fattoria collettiva". Una delle tante realtà agricole europee raccontata con ironia attraverso la storia di un villaggio che si dibatte tra passato e presente.
Approfondimento
A proposito di Cabbage, Potatoes and other Demons
Cabbage, Potatoes and Other Demons è l’interessante resoconto di un esperimento in cui Serban Georgescu decide di diventare contadino per un anno. A Lunguletu affitta un appezzamento di terreno che dovrà concimare, seminare con cavoli e patate, raccoglierli e venderli.
Con una notevole leggerezza narrativa il regista giunge in verità a conclusioni drammatiche. Dopo aver investito 2.250 euro, infatti, alla fine si ritrova a incassarne 2.700. Certo, l’investimento ha prodotto un guadagno ma, tra i costi, non ha inserito una voce fondamentale del suo anno da contadino: il valore del suo lavoro. Un impegno pesantissimo in cui è predominante il lavoro manuale: il letame si sparge con la forca, i sacchi di patate già germinate per la semina vanno comprati, dunque caricati sul furgone e poi scaricati. Ogni patata deve essere divisa in tre o quattro parti, poi vengono trattate e poste in terra. Il terreno deve poi essere costantemente innaffiato: anche questo è un lavoro duro e faticoso, fatto di tubi spostati e riposizionati ma anche di secchi d’acqua riempiti al fiume. E che dire della raccolta? Il trattore passa e smuove la terra ma le patate vanno raccolte a mano. Una volta insacchettate sono pronte per essere caricate su camion e portate al mercato. Qui la situazione è desolante: centinaia di camion e trattori stracarichi di patate prima, cavoli poi, tutti fermi in attesa di un compratore. Si attende il guadagno ricavato dalla vendita delle patate per seminare i cavoli e dei cavoli per seminare patate. Il prezzo è però sempre irrisorio e se non si vende si distrugge il raccolto.
Molte cose vengono fatte ancora come negli anni Cinquanta. Ma c’è una fondamentale differenza rispetto al mondo romeno di quel periodo: ognuno per sé. Anche il trattore: uno ogni 1,5 ettari di terreno, un numero altissimo. Eppure l’idea di unirsi, e quindi dividersi i costi non piace. L’esperienza del comunismo di Ceausescu è ancora troppo recente, ogni contadino, ogni famiglia vuole lavorare il proprio terreno, per quanto piccolo possa essere. (eHabitat.it)
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