La digue
Diretto da
Cinquant’anni fa, un vasto programma industriale impiantava fabbriche metallurgiche e petrolchimiche nella zona occidentale del porto di Dunkerque. Per permettere alle petroliere di avvicinarsi il più possibile ai siti di trasformazione del petrolio, fu costruito uno sbarramento lungo sette chilometri: la diga di Break che delimita una bellissima spiaggia, in estate, a dispetto della pericolosità del luogo, frequentata da numerosi bagnanti. La diga è un confine tra ciò che consideriamo naturale (la spiaggia, il mare, le onde) e la stupefacente industrializzazione rappresentata dalle raffinerie e dalle fabbriche. Il film, nato da un progetto collettivo, pone lo sguardo su questo mondo creato dagli uomini, permettendoci di riflettere su tutto ciò che uno stile di vita consumistico implica, su come vengono modificate le nostre vite.
Il mio primo incontro fortuito con la diga di Break fu l’occasione di una rivelazione: quel posto era teatro di una possibile riflessione globale sul nostro modo di vita. Partendo da quella realtà ho cercato di comprendere lo stretto legame dell’industria con il nostro quotidiano. La diga, come un promontorio, è un luogo di osservazione tra la spiaggia con tutti quelli che la occupano e i siti di produzione dall’altro lato del bacino. Il documentario sarebbe stato fatto con i differenti “attori” che quotidianamente vivono, lavorano, passeggiano lì. Avrei cercato di comprendere le preoccupazioni di ciascuno.
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