La cultura dell'ibridazione

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Il documentario intende trattare argomenti relativi al rapporto tra ciò che viene comunemente inteso con il termine 'natura' e l'uomo. Lo sguardo adottato è il risultato di una ricerca sul campo di genere antropologico. Attraverso le immagini si percepisce un distacco tra uomo e natura che rimanda alla dicotomia antropologica cultura/ natura, civile/selvaggio. La percezione della distanza tra la sfera dell'umano e la sfera del naturale - concepito come non umano - è il motore di partenza delle argomentazioni trattate nel video. L'intento è quello di proporre l'idea che la natura non sia un'entità a sé stante, separata dall'ordine umano, ma un concetto e una categoria culturale. Alla dicotomia cultura-natura viene sostituita un'unica categoria, quella del vivente, basato sul processo di ibridazione, sull'«hybris […] che si identifica nell'acquisizione bio-culturale dell'alterità, costituita dall'ingegneria genetica in sé. (Gilardi, 'Dalla Land Art alla Bioarte')

Genere
Animazione, Documentario
Paese
Italia
Anno
2008
Durata
40'
Casa di produzione
Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino - Laboratorio videoetnografico del corso di antropologia culturale
Lingue
Italiano
Approfondimento

A proposito di La cultura dell'ibridazione

Associazione Parco d’Arte Vivente

I filmati presentati dalla nostra Associazione culturale Parco d'Arte Vivente sono un sintetico saggio del fecondo connubio tra il movimento ambientalista e il movimento artistico della cosiddetta "bio-arte". Il video La cultura dell'ibridazione dei filmakers Dario Magnani e Andrea Fantino contiene la storia della nascita del PAV e un coro di voci esperte che ne sintetizzano la filosofia. I video di Francesco Mariotti e Caretto&Spagna illustrano due esperienze esemplari di questa "arte del vivente" nel loro concreto svolgimento. Quale contributo, ci chiediamo, può dare l'arte alla soluzione di una crisi geopolitica delle dimensioni di quella che stiamo attraversando? Le scorte di combustibili fossili, che la natura ci ha dato "gratuitamente", si stanno esaurendo per effetto del saccheggio da parte di una società altamente energivora. L'effetto serra si avvicina gradatamente a un punto di non ritorno, I rapporti sociali e la democrazia si stanno irrigidendo per effetto della tensione verso una crescita illimitata dell'economia. Come può l'arte incidere sui fattori di crisi di questa portata? Oscar Wilde diceva: "L'arte è inutile, quindi essenziale". Questo aforisma per noi può significare che, a fronte del disastro ambientale, la "verità" dell'arte corrobora l'aspetto soggettivo dell'ineluttabile dinamica della trasformazione. La biopolitica prossima e necessaria per salvare l'insediamento umano sul pianeta, non può che passare attraverso una fase di "reincanto" per la natura e il mondo. Questo è un compito che l'arte può certamente svolgere, crescendo e diffondendosi come pratica simbolica, esperienziale e conviviale. L'arte diventa così il veicolo di una nuova filosofia di vita pluralistica e relativista, di un pensiero riconcettualizzazione che decostruisce le ferree antinomie dell'antropocentrismo universalista per costruire invece modelli di sviluppo fondati sul riequilibrio e sulla redistribuzione. La bio-arte, più specificamente, indirizza la sua energia trasformatrice in quell'ambito cruciale che è il potere soggettivo acquisito – di manipolare le basi biologiche della vita, con il suo corollario modernista di volontà di potenza. (Piero Gilardi, presidente acPav)

«È necessario superare i dualismi cartesiani, le posizioni sostanzialiste e antropocentriche, per indagare il rapporto con l'alterità dell'essere umano, inteso antropologicamente come un insieme temporaneo e transitorio nel processo cosmologico della coevoluzione». (Gilardi, "Dalla Land Art alla Bioarte")

Sostenibilità

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L’obiettivo di tante battaglie ambientaliste, diventato Agenda dell’ONU, declinato e raccontato nei suoi diversi, e possibili, campi di applicazione: sviluppo, economia, alimentazione, agricoltura, pesca, mobilità, turismo…
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