A distanza di quasi cinquant'anni Daniele Vicari ripercorre il viaggio del grande documentarista Joris Ivens che tra il 1959 e 1960 realizzò su commissione di Enrico Mattei, presidente dell'Eni, il film L'Italia non è un paese povero. Dalla Sicilia industriale di Gela e Termini Imerese fino a Porto Marghera, guidato dal prezioso repertorio di Ivens, il film mostra un'Italia che nuovamente cambia pelle. Se per Ivens il viaggio rappresentava la documentazione dell'imminente boom economico e dell'industrializzazione, per Vicari è invece il racconto delle conseguenze di quel sogno di benessere e di sviluppo. L'Italia oggi è deindustrializzazione, ricerca di energie alternative, bonifiche e riqualificazione, confronto con l'immigrazione e con il boom del mercato cinese. Il mio paese è un affresco dell'Italia attraverso interviste e immagini di grande impatto visivo come la testimonianza dell'ambientalista Gianfranco Bettin o l'incontro con la famiglia della Basilicata che era costata a Ivens la censura della Rai.
Il mio paese
«L'Italia è sempre stata un paese difficile da decifrare e quindi difficile da raccontare. È il paese dei grandi conflitti politici, sociali e culturali, delle grandi guerre, del miracolo economico, delle catastrofi ambientali. Quando ho visto il film di Joris Ivens L'Italia non è un paese povero, ho avuto l'impressione che quest'opera contenesse un elemento fondamentale, una lente di ingrandimento capace di rendere chiaro il racconto del percorso che un'intera società sta realizzando: il lavoro individuale e sociale. Il lavoro sembra un tema poco poetico, crudo, difficile da manipolare narrativamente, ma in realtà è uno dei temi davvero universali, insieme all'amore, all'amicizia e a pochissime altre cose. Gli esseri umani con il lavoro mutano il mondo che li circonda e la propria natura, incidono nella storia, determinano il loro stile di vita».
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