FACES [:phases]

Diretto da

Un saggio visuale incentrato sul rapporto tra uomo e lavoro: dalle miniere del Sudafrica ai cantieri della Polonia, passando per le antiche tintorie marocchine, scorrono sullo schermo i volti, le mani, i gesti dei lavoratori di tutto il mondo. Nessun dialogo, solo immagini e musica, un uso efficace del rallenty per una brillante indagine e un coinvolgente omaggio alle più diverse attività lavorative catturate durante il loro svolgimento.

Titolo tradotto
[Facce]
Genere
Documentario
Paese
Germania
Anno
2007
Durata
14'
Casa di produzione
Idealfilm, Telemaz Berlin
Note di regia
Note di regia

«La produzione si basa sempre di più sull'uomo consumatore di beni, invece che sull'uomo come operaio. Scenari e dipendenze nel contesto di realtà economiche del mondo industrializzato e globalizzato: Facce [:Phases], un'indagine visuale».

Approfondimento

A proposito di FACES [:phases]

Ambiente Lavoro in collaborazione con INAIL – Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, Direzione Regionale Piemonte

Il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e delle morti bianche è oggetto di rinnovata attenzione da parte della società civile in conseguenza della sequela di incidenti mortali che tanto hanno scosso recentemente l'opinione pubblica. In Italia ogni anno muoiono circa 1200 lavoratori e almeno 50000 rimangono invalidi. Nonostante la consolidata tendenza alla riduzione degli infortuni e delle malattie professionali, il mondo del lavoro nel nostro paese è caratterizzato da una complessità legata al precariato, alla flessibilità, alla multietnicità, alla crisi produttiva ecc., che sembrano rendere meno sicuri i luoghi di lavoro, paradossalmente in un'epoca in cui l'elevata tecnologia, da una parte, è un corpus legislativo dedicato dall'altra, dovrebbero garantire standard di sicurezza più elevati, in questo contesto è maturata la consapevolezza che, alle azioni prevenzionali e di tutela, debbano essere affiancate azioni di promozione della cultura della sicurezza che, utilizzando i più diversi canali comunicativi, abbiano come destinatari, non solo i datori di lavoro e i lavoratori, ma la società tutta. L'INAIL, istituzione che svolge attività di tutela del lavoratore contro danni derivanti dagli infortuni sul lavoro e dalle malattie professionali e di reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati, già da tempo è impegnata su questo fronte. Il cinema, utilizzando un linguaggio immediato e diretto, ha una grande capacità di coinvolgimento e costituisce un forte strumento di denuncia e di sensibilizzazione. Grazie alla capacità evocativa delle sue immagini e alle conseguente sollecitazione della sfera emotiva, si rivela uno strumento comunicativo fra i più efficaci per creare opinione e per impedire che il silenzio scenda sui tanti incidenti sul lavoro. Con l'obiettivo di promuovere una sempre maggiore sensibilizzazione nei confronti della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l'edizione 2008 del Festival CinemAmbiente, in collaborazione con INAIL Piemonte, inaugura la nuova sezione Ambiente Lavoro che si propone come un momento di riflessione sulle problematiche del lavoro, sul fenomeno delle morti bianche e sui forti legami, in Italia e all'estero, con i temi dei diritti e dell'ambiente. I dati INAIL, indicano fra le categorie piú a rischio proprio i lavoratori precari e gli stranieri. Gli immigrati infatti, sono doppiamente vittime della mancanza di sicurezza sul lavoro: costretti in situazioni terribili anche dal punto di vista igienico e sottoposti a turni massacranti, come viene illustrato nel cortometraggio di Alessandro Nucci “Una stagione all’inferno” e nel documentario, “Paradise. Three Journeys into this World” di Elina Hirvonen, non possono denunciare gli incidenti per paura di perdere il posto di lavoro o di dover lasciare l'Italia, se privi di permesso di soggiorno. Il fenomeno delle morti bianche tocca però anche lavoratori regolari di cantieri o fabbriche, come testimonia la tragedia della ThyssenKrupp, in cui persero la vita 7 operai e che viene ripercorsa dal documentario “ThyssenKrupp Blues” di Monica Repetto e Pietro Balla. Sembra che la notte della tragedia gli estintori fossero scarichi e il telefono d'allarme non funzionasse: "Uno scandalo della democrazia", l'ha definita il Direttore di "Repubblica" Ezio Mauro in un'intervista, e ha continuato: "questa tragedia non è solo un fatto di cronaca, ma qualcosa di più. È una fotografia del nostro paese in questo momento". Nonostante la tragedia di Torino; quella avvenuta pochi mesi prima all'interno del mulino industriale Cordero di Fossano, nella cui esplosione persero la vita 5 operai; e tutte le altre, testimoniate dal documentario di Daniele Segre “Morire di lavoro”, abbiano scosso l'opinione pubblica e siano state fatte grandi promesse sul tema sicurezza, la situazione non sembra affatto migliorata. Poco tempo dopo, infatti, altri 5 operai hanno perso la vita in un incidente a Molfetta mentre pulivano un'autocisterna per il trasporto dello zolfo e, qualche mese più tardi, 6 operai sono morti intossicati dentro una cisterna a Mineo, vicino a Catania. In Italia la media delle morti sul lavoro è di tre al giorno. Ulteriore testimonianza di una realtà italiana drammatica è il lungometraggio di Roberto Paolini “Arrivederci a Taranto” che affronta i problemi legati all'area industriale della città, toccando ancora una volta i temi delle morti bianche, del mobbing e dell'inquinamento dovuto alla diossina e alle polveri sottili. Legata alla realtà delle fabbriche è il fenomeno della dismissione, come racconta il documentario tedesco “Losers and Winners”. Ambientato nella Ruhr, un tempo cuore pulsante dell'industria siderurgica tedesca. La pellicola segue lo smantellamento di una fabbrica venduta ai cinesi, stesso soggetto trattato da Ermanno Rea in “La dismissione” e riferito alla liquidazione del grande impianto siderurgico di Bagnoli, "smontaggio che è stato al tempo stesso un estenuante e brutale addio al passato". In Italia il fenomeno della dismissione è sempre più frequente (ricordiamo che la ThyssenKrupp era in via di smantellamento quando avvenne l'incidente): i salari vengono ribassati, si effettuano licenziamenti isolati ma continui nel tempo, si sospendono o si limitano i diritti del lavoratori, si creano condizioni di lavoro indegne, si diminuisce la produzione, si riduce il reintegro delle materie prime e infine si cedono brevetti, si svendono i macchinari e le "mura", e la fabbrica viene ricostruita in un paese plú conveniente dal punto di vista capitalistico come la Cina, i cui prodotti, fabbricati a un costo bassissimo e con uno sfruttamento folle del lavoratori, vengono venduti agli imprenditori di tutto il mondo attraverso lo smistamento in mercati grandi come intere città, come ci insegna il documentario di Du Haibin “San/Umbrella”. Gli stessi prodotti verranno rivenduti in Europa a un prezzo da 5 a 30 volte superiore a quello di acquisto in loco, spesso addirittura con il cartellino "made in Italy". La produzione, sempre più spesso subappaltata a paesi in via di sviluppo, porta alla nascita di zone industriali franche, una sorta di "stabilimenti-alveare" in cui gli operai lavorano dalle quattordici alle diciotto ore. Il restante tempo lo trascorrono in camerate affollatissime dove mangiano e dormono. Non esistono norme sulla salute o sulla sicurezza e tanto meno diritti sindacali e le paghe sono circa di un dollaro al giorno. Secondo Chan Ka Wai, direttore del HKCIC, Hong Kong Christian Industrial Committee: "La stanchezza, dovuta alla lunghezza delle ore di lavoro, è la causa numero uno degli incidenti e le condizioni di stipendio e gli alloggi non mostrano alcun miglioramento". Inoltre, per lavorare più velocemente, gli operai non utilizzano strumenti di protezione quali guanti o maschere, mentre maneggiano materiali nocivi. Le parole di Chan Ka Wal, riferite al mondo cinese, rispecchiano però realtà presenti in gran parte dei paesi in via di sviluppo, dove la povera gente, bambini compresi, continua a morire per arricchire le classi sociali più elevate e i paesi più ricchi.

Aree geografiche e popolazioni

Aree geografiche e popolazioni

Un atlante ambientale in immagini per conoscere, nazione per nazione, regione per regione, continente per continente, lo stato di salute del mondo e capire come tante emergenze locali stanno diventando, o sono diventate, globali.
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