Sipakapa no se vende - Sipaka-pa qal k' o pirk' ey xilk/Resistencia del Pueblo Maya ante la Minería de Oro

Diretto da

La Montana Exploradora, sussidiara della multinazionale Glamis Gold, sfrutta una miniera d’oro a cielo aperto in Guatemala. Il 18 giugno del 2005 si svolge una Consulta Comunitaria a Sipakapa per stabilire se autorizzare o meno lo sfruttamento minerario della regione. Il risultato della consultazione è un no secco. Il documentario mette a confronto la quotidianità e la lotta della popolazione maya sipakapense con le ragioni e le pretese della società mineraria che opera in quel territorio.

Titolo tradotto
[Sipakapa non si vende. La resistenza del popolo Maya alla miniera d’oro]
Genere
Documentario
Paese
Guatemala
Anno
2005
Durata
55'
Casa di produzione
CARACOL Producciones
Lingue
Spagnolo
Approfondimento

A proposito di Sipakapa no se vende - Sipaka-pa qal k' o pirk' ey xilk/Resistencia del Pueblo Maya ante la Minería de Oro

Ambiente e diritti umani di Paola Ramello

Il rapporto tra diritti umani e ambiente è al centro della sezione Global Vision di CinemAmbiente 2006. Riconoscendo la stretta correlazione tra affermazione dei diritti umani e protezione dell’ambiente, il festival avvia la riflessione su questi temi in collaborazione con la sezione italiana di Amnesty International.

Nel processo di affermazione dei diritti umani, si riconoscono solitamente tre generazioni di diritti: la prima, dei diritti civili e politici, la seconda, di quelli economico-sociali e culturali e infine i cosiddetti diritti della terza generazione, che includono il diritto all’ambiente, alla pace e allo sviluppo. Il diritto all’ambiente è dunque ormai riconosciuto fra i diritti inalienabili della persona.

Sempre più spesso, nel corso delle emergenze ambientali si verificano contemporaneamente anche gravi fenomeni di violazione dei diritti umani. Sono numerosi gli ambientalisti, in diverse parti del mondo, che subiscono aggressioni e persecuzioni da parte dei propri governi per le loro battaglie, e talvolta vengono addirittura uccisi, vittime di esecuzioni extragiudiziali. A queste persone, al legame cruciale tra impegno ambientalista e difesa dei diritti umani, sono dedicati gli appuntamenti di questa sezione del festival: personaggi e testimoni internazionali che hanno contribuito alla causa ambientalista con la loro azione, mettendo a rischio la propria incolumità.

Ad aprire la selezione dei documentari non poteva che essere un’opera dedicata a Chico Mendes, forse il più famoso caso di assassinio causato dall’impegno per la difesa dell’ambiente e dei diritti dei popoli indigeni: ucciso nel 1988 da un killer a causa della sua attività di presidente dei seringueiros, egli è divenuto successivamente icona della lotta contro la deforestazione indiscriminata su scala industriale.

In Brasile nel 2005 è stata assassinata un’altra figura di spicco nella difesa della foresta amazzonica: Dorothy Stang. Nel documentario apparentemente naif di un giovane regista inglese, incontriamo la 73enne missionaria cattolica statunitense naturalizzata brasiliana poco prima che morisse, uccisa con sette colpi di pistola. Aveva lavorato per oltre vent’anni con i piccoli contadini, con i senza terra e nella difesa delle loro terre e dei loro diritti nella foresta.

Nel Sud America fra il 2000 e il 2005 sono scomparsi 5 milioni di ettari l’anno di foreste. Dal 1996 al 2006 l’America Latina ha visto una perdita di boschi pari a 37 milioni di ettari. La deforestazione selvaggia impoverisce la terra e getta gli abitanti nella più completa povertà. Felipe Arreaga Sánchez, ambientalista e difensore dei diritti umani in Messico, denuncia gli intrecci nefasti tra degrado ambientale, povertà e diritti negati. Fondatore dell’Organizzazione Ecologista della Sierra del Petatlán, è animatore dal 1998 di una campagna non violenta contro il taglio abusivo dei boschi. Arrestato nel 2004 con pretestuose accuse e adottato da Amnesty International come prigioniero di coscienza, è stato rilasciato meno di un anno dopo grazie a una forte mobilitazione mondiale delle organizzazioni ambientaliste e per i diritti umani.

Anche in altri paesi dell’America Centrale la lotta delle comunità indigene per la difesa dei propri territori si scontra con forti interessi economici. Sipakapa no se vende documenta un’esperienza di democrazia dal basso realizzatasi con la consultazione popolare delle comunità locali contro un insediamento minerario canadese in Guatemala. Molti paesi centroamericani sono infatti oggetto di sfruttamento minerario da parte di multinazionali estere, oltre a preoccuparsi scarsamente dell’impatto sull’ambiente circostante, favoriscono la militarizzazione e la repressione nelle zone interessate.

Il caso di Alexander Nikitin – documentato nel video Secret Ecology – è il significativo esempio di come l’ambiente, come fatto di opinione e di denuncia, sia spesso indirettamente la causa scatenante della violazione di diritti umani fondamentali. Ex ingegnere della marina militare russa, Nikitin fu incriminato dai Servizi segreti russi (ex KGB) nel 1996 per alto tradimento dopo aver redatto un articolo per l’associazione ambientalista norvegese Bellona Foundation, dove venivano denunciati gli incidenti dei sottomarini nucleari russi e la situazione di abbandono in cui versava la flotta, con gravissimi rischi di contaminazione. La sua vicenda, che aveva mobilitato Amnesty International e altre organizzazioni a livello internazionale, si concluse solo cinque anni dopo con piena assoluzione, confermata dalla Corte Suprema.

Un’altra delle ex-repubbliche sovietiche, il Turkmenistan, presenta una drammatica situazione dei diritti umani, con una politica interna basata sulla sistematica repressione di ogni dissenso, sulla restrizione delle libertà di stampa, pensiero e religiose (sono stati chiusi i cinema ed è limitata la diffusione di libri). Ne è testimone Farid Tukhbatullin, un attivista ecologista e per i diritti civili e sociali, ex prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International e liberato grazie alla pressione internazionale.

Total Denial, premio Vaclav Havel per i diritti umani 2006, ha come protagonista Ka Hsaw Wa, attivista impegnato nella lotta per la difesa della democrazia, dei diritti umani e dell’ambiente in Myanmar. La telecamera lo segue nei suoi spostamenti nella giungla alla frontiera con la Thailandia, fra le minoranze karen, per documentare le violazioni dei diritti umani in quei territori, dove è stato operato un violento esproprio coatto per far posto a un gasdotto della multinazionale francese Total e dell’americana Unocal, e ripercorre le vicende della vittoriosa battaglia legale contro la Unocal presso una corte federale americana.

Il panorama dei paesi dove le politiche di aggressione all’ambiente accompagnate da gravi abusi dei diritti umani è ampio e può essere scoraggiante, ma la forza e la determinazione gli attivisti che si oppongono a tutto ciò dimostrano che cambiare qualcosa è possibile.

Attivismo

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