Silent Land. The Fight for Fair Food
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Nel periodo successivo al sanguinario regime di Pol Pot, durante il quale tutti i diritti di proprietà sulla terra passarono allo Stato, per gli imprenditori cambogiani più intraprendenti fu semplice l’acquisizione di vaste tenute. È il caso di Mong Reththy, tra gli uomini più ricchi del Paese, che negli anni ha costruito un impero nella produzione agricola, grazie anche a moderne tecniche applicate su larga scala. Ma accanto al potere delle grandi aziende si affaccia l’istanza di piccoli coltivatori, come la giovane e coraggiosa Moon, decisa a salvaguardare la sua attività di produttrice di riso biologico. Quattro anni durissimi di studio, di confronto e di lotta verso la creazione di una cooperativa agricola nel suo villaggio.
Approfondimento
A proposito di Silent Land. The Fight for Fair Food
«Molti turisti vengono a vedere i famosi templi cambogiani di Angkor Wat. Ma solo pochi sono consapevoli della tragedia che si consuma dietro di loro: una battaglia aspra e impari per la terra». La giovane madre cambogiana Moon sogna di essere un agricoltore a tempo pieno. «Non devo diventare ricca, voglio solo cibo sano per la mia famiglia e del riso da vendere. Perché in Cambogia il buon riso viene esportato e il riso locale è pieno di sostanze tossiche». Ma tutt’intorno a lei, parenti e amici perdono la loro terra a favore di grandi aziende, spesso esposti a conseguenze pericolose.
Attraverso Moon il documentario racconta anche queste storie. Della zia senza terra, che ora si guadagna da vivere raccogliendo plastica in città. Dei suoi amici la cui salute è stata danneggiata mentre lavoravano con sostanze tossiche come raccoglitori di ananas in Thailandia. E ovviamente quella della stessa Moon, che oltre al lavoro in una Ong sanitaria, cerca di fondare una cooperativa di coltivatori di riso.
«Questo film non è solo da guardare, è utile anche per fare una scelta personale» commenta Vandana Shiva. «Il modo in cui mangiamo modella il nostro sistema alimentare. Gli agricoltori costituiscono il gruppo più numeroso di persone affamate al mondo. Spesso sono indebitati a causa dei costosi prodotti chimici e semi. Ironia della sorte, devono vendere il loro cibo alle stesse persone che hanno venduto loro quelle sostanze chimiche e quei semi. Alla fine sono costretti a cedere la loro terra. Abbiamo lottato per l’abolizione del sistema feudale. Ma ora abbiamo il feudalesimo aziendale: gli agricoltori sono totalmente dipendenti dalle aziende. I diritti umani e l’ambiente non possono più essere visti separatamente».
Dal dibattito seguito alla proiezione del film organizzata all’Aia da Initiatives of Change Netherlands (IofC) il 14 ottobre 2016. (www.iofc.org/film-screening-silent-land-iofc-netherlands)
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