La Sindrome del Golfo

Diretto da

Documentario sulla Sindrome del Golfo, nome dato ad un complesso di malattie che ha colpito i reduci della Guerra del Golfo americani e inglesi. Ne risultano affetti attualmente circa 100.000 soldati di cui 10.000 sono morti. La malattia è infettiva e causa di gravi patologie e deformazioni congenite nei figli. Il documentario cerca di rintracciarne le cause e la portata attraverso interviste a diversi soldati malati, medici e ricercatori, contrapponendole alle dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti del Pentagono e di una commissione d'indagine governativa. 

Ne emerge il lato oscurato della guerra irakena: le armi radioattive usate dalla NATO, quelle chimiche vendute all'Iraq sino a poco prima dalle stesse potenze occidentali, e infine quelle biologiche, contro le quali è stato ideato il vaccino usato dai soldati NATO, su cui pesa il segreto militare e il sospetto maggiore. Ma soprattutto emerge un nuovo episodio di irresponsabilità e disprezzo da parte del Pentagono nei confronti del suo stesso esercito. Durante la guerra i soldati non sono stato istruiti a prendere precauzioni sull'uso dei proiettili all'uranio impoverito, nonostante il suo pericolo fosse da tempo noto; si è mentito loro sul livello di contaminazione chimica raggiunto sui campi di battaglia, sul vaccino vige il più assoluto segreto militare. Per i reduci ammalatisi, invece di assistenza e indennizzi, vi sarà l'accusa di simulazione.

La Sindrome del Golfo costituisce anche un caso televisivo italiano. Commissionato dalla RAI e prodotto nel 1996, non è mai stato infatti trasmesso nonostante le ripetute sollecitazioni. Grazie a un'iniziativa del quotidiano Il Manifesto, che ne ha anche pubblicato il testo integrale, è stato proiettato e discusso in moltissime città italiane, spesso alla presenza del regista.

Genere
Documentario
Paese
Italia
Anno
1996
Durata
34'
Produttore
Alessandra Ugolini
Casa di produzione
RAI, DNA International
Note di regia
Note di regia

«Come nasce l'idea di realizzare un documentario sulla Sindrome del Golfo?

Stavo facendo altri documentari in America su alcuni casi controversi come quello di Unabomber, il più grosso terrorista della storia americana, ricercato per 20 anni senza capire assolutamente chi potesse essere, per scoprire poi che era un professore di matematica di Berkeley, non era un arabo, non era un miliziano, ma un genio della matematica diventato terrorista perché odiava lo sviluppo della tecnologia. Qualcosa deve essere scoppiato nella sua psiche per farlo diventare un assassino, ma la base di partenza del suo pensiero era molto profonda, molto interessante. L'opinione pubblica americana c'è rimasta molto male a scoprire una cosa del genere. Studiando casi come questo ho iniziato anche a indagare nella controinformazione. Stavo facendo un lungo lavoro di ricerca grazie all'aiuto di un amico che era l'ex capo della FBI di Los Angeles, che andato in pensione è entrato nella controinformazione e ha iniziato a scrivere articoli, fare e collaborare a dei documentari. Grazie a lui sono riuscito a mettermi in contatto con questi soldati malati di cui tutti parlavano ma nessuno sapeva chi fossero e dove vivessero, il Pentagono non dava nessuna informazione.

Quando dici tutti parlavano, intendi a livello di media o di controinformazione? 

Se ne parlava nei media, ma in modo molto approssimativo, come polemica tra i soldati e il Pentagono. I soldati ammalati erano 50.000, 10.000 erano già morti tra il 1991 e il 1996. II Pentagono continuava a dire che loro si inventavano tutto, che non c'era nessuna malattia, che la gamma delle malattie che loro denunciavano era troppo vasta per sostenere che derivasse dalla guerra del Golfo. Sui grandi network americani uscivano degli speciali giornalistici che erano pessimi. Ricordo una sera Dan Rader, un grosso anchorman americano che addirittura aveva ironizzato su un soldato malato. Fu una cosa molto grave secondo me, uno come lui avrà fra i 12 e 20 milioni di ascolti. Questo era l'atteggiamento generale, non si andava mai in profondità. A un certo punto erano uscite delle foto allucinanti sul Time e dei servizi più seri dove si cominciavano ad intervistare dei soldati e si mostravano foto di bambini deformi. I bambini nati dopo il 1991 da questi soldati ammalati avevano deformazioni spaventose: mancanza di organi come gli occhi e le braccia. Questa era la situazione quando li iniziai a cercare. Ma non li trovai, nessuno sapeva dove erano. Se non ci fosse stato questo amico non sarei riuscito a fare niente, invece lui mi mise in contatto con delle persone chiave che stavano indagando seriamente, con dei soldati malati e anche con un ex membro della CIA, Jim Tuite, che stava facendo una approfondita ricerca. 

Questo personaggio della CIA su incarico di chi faceva questa indagine?

Era un'associazione governativa pagata con fondi di ricerca, un gruppo governativo legato alla CIA, può sembrare strano ma è così, e come hai visto nel film lancia delle accuse forti.

Che contrastano con quelle della commissione Clinton. 

Si, perché lui era andato già più avanti nella ricerca. La commissione Clinton aveva proprio il ruolo di bilanciare fra le accuse dei soldati, la posizione del Pentagono e questa ricerca.

Nel video emerge anche il contrasto tra i risultati dei medici militari e dei medici civili. Emblematico è il caso del medico militare che appena inizia a scoprire qualcosa viene rimosso.

E interessante a questo proposito il caso di Herbert Smith che era stato respinto dall'ospedale militare di Washington che lo accusava di procurarsi dei tagli per infettarsi il sangue. Una dottoressa civile e suo marito lo hanno portato ad un ospedale di Memphis carissimo che lui non avrebbe mai potuto permettersi, dove è stato curato gratuitamente e hanno visto che ciò che sosteneva era assolutamente vero: aveva una gravissima forma di lupus ed è tuttora paralizzato. Tutto quello che sto dicendo è confermato su un articolo apparso due mesi fa su Vanity Fair, un dossier di otto pagine che conferma esattamente tutto quello che si vede nel documentario di tre anni fa, sono gli stessi personaggi intervistati. Questo prova che la ricerca che abbiamo fatto era giusta. E tuttora non ci sono stati grossi sviluppi. II Pentagono un anno e mezzo fa ha ammesso finalmente l'esistenza della Sindrome del Golfo, ma distingue tra i soldati e i bambini. Dicono che questa percentuale di deformazioni rientra nella norma per gli Stati Uniti, non notano nessun incremento statistico, dicono "Come fate a dire che i bambini sono nati deformi proprio perché avete preso parte alla Guerra del Golfo?".

Eppure nel video i genitori affermano di aver fatto ricerche nelle proprie famiglie da cui non risulta alcun precedente caso di deformità.

Se c'è stata contaminazione, e ormai il Pentagono ha ammesso, le cause possono essere state diverse. Ad esempio la nube tossica causata dai bombardamenti americani dei depositi di armi chimiche di Saddam, che a sua volta ha sempre negato di aver usato armi chimiche sostenendo che se c'è stata contaminazione è perché gli americani hanno bombardato i depositi e poi il vento ha mandato la nube addosso a loro. Questa ipotesi contrasta però con l'intervista del generale del Pentagono che dice che i nostri soldati sono protetti da armi chimiche e biologiche. Il fatto però che anche quelli che non sono andati in guerra, ma per qualche motivo hanno preso il vaccino somministrato ai soldati andati nel Golfo, presentano in alcuni casi gli stessi problemi legati alla Sindrome del Golfo, dimostra che la causa più probabile è il vaccino. Il problema è che la composizione dei vaccini è un segreto militare, quindi non c'è mai stata una verifica che potrebbe finalmente dire qual è la verità. Perché ormai siamo entrati in un regime di guerra chimica e batteriologica; il vaccino fa parte della guerra, è un segreto militare, ciò che protegge i miei soldati io non posso pubblicarlo, dire alla stampa come funziona, perché il nemico lo verrebbe a sapere. Quindi il vaccino è segreto. 100.000 soldati sono malati, 10.000 sono morti, in Inghilterra 20.000 soldati ammalati e 300 morti. Questo è molto strano: mentre in America è stato contaminato il 15%, cioè 100.000 su 700.000 soldati, in Inghilterra pare che sia stato contaminato l'80%. Pare anche che, poiché c'era bisogno di molti vaccini rapidamente, la produzione è stata data molto in fretta in appalto a diverse industrie, se no non ce la facevano a mandare in guerra così tanti soldati. Molte di queste industrie e laboratori non erano attrezzati per la composizione dei vaccini e pare che ci siano stati molti errori nella sua realizzazione, cosa che sarebbe ancora più grave. Stiamo parlando veramente della guerra del futuro e forse non ce ne siamo resi conto. Ho incontrato dei professori dell'Università di Firenze che mi hanno invitato a vedere il film e poi a pensare cosa si potrebbe fare per portare avanti insieme la ricerca. C'erano un fisico, un chimico e un biologo. Il biologo mi ha detto che questo tipo di virus che viene fuori nel video lui può farlo tranquillamente nel suo laboratorio di Firenze. Stiamo arrivando a un punto in cui non si saprà più chi costruisce le armi, siamo arrivati in una zona sporchissima in cui nessuno può far niente e nessuno capisce niente. Soprattutto perché la televisione continua a raccontare la guerra con un linguaggio incomprensibile, pieno di errori, di smentite, non so se hai seguito la Jugoslavia, che cos'era l'informazione, era una smentita continua.

C'è un'altra cosa nel tuo documentario che fa molta impressione: il fatto che la malattia sia infettiva, che il 70%, delle mogli, dei parenti, siano stati infettati.

Questo secondo me va a convalidare l'ipotesi del vaccino. lo credo che questa composizione sia tossica, che ci sia una percentuale di persone che non la regge. Bisogna poi capire anche se è stato un errore di valutazione o se è vera l'accusa più grave che muove uno dei soldati nei confronti del Pentagono. Cioè che ogni volta che c'è una guerra, comunque c'è una sperimentazione. Si cerca di capire come abbassare il numero dei morti tentando di capire qual è il vaccino perfetto. E un giorno quel vaccino lo dovremo usare tutti noi per difenderci da attacchi biologici, perché di fronte a un attacco biologico non ci sono i soldati a difenderti, devi andarti a fare il vaccino. Questo che è un problema dei militari oggi, sarà un problema dei civili di tutto il mondo domani.

Questo potrebbe anche spiegare perché la RAI non ha mai trasmesso questo documentario. In un'intervista al Manifesto dicevi che ciò dipendeva dal fatto che in RAI non c'è una cultura del documentario, il che è sicuramente vero, ma si potrebbe pensare anche a un'altra logica. Da questo documentario emerge un'assoluta impreparazione, un non controllo delle armi e della sicurezza da parte degli eserciti. In prospettiva di una più attiva partecipazione italiana alle guerre, come è avvenuto di recente, forse la sua proiezione rischierebbe di mettere un po' più in crisi il consenso sull'accodarsi al battaglione americano...

Credo assolutamente che sia questa la motivazione che ha spinto la RAI a non mandare in onda questo documentario. È chiaro che siamo in una fase sperimentale della guerra, è chiaro che ogni soldato che viene spedito al fronte deve fare dei vaccini e non può sapere cosa gli stanno mettendo nel sangue. In questo documentario vedi che il più potente esercito del mondo ha fatto un errore clamoroso e lo sta in qualche modo camuffando. É una cosa che fa male quando la gente lo vede, che fa male ai soldati, ma credo faccia male anche alla gente comune. lo spero che vada in onda, spero ancora di incontrare delle persone in RAI che ragionando sul vero significato di questo documentario, adesso che c'è stato tutto questo casino sui giornali, adesso che è finita la guerra in Jugoslavia, che finalmente si riesca a mandarlo in onda in versione integrale e con un dibattito, come abbiamo fatto in giro per l'Italia. Ne sto preparando un altro, voglio tornare, seguire le stesse storie più approfonditamente, voglio fare quattro storie di quattro soldati, gli stessi del precedente reportage, seguendo l'evoluzione della malattia, come sta andando l'indagine scientifica, la ricerca di una cura, il rapporto con il Pentagono e con il governo americano che deve sostenerli economicamente. Voglio capire cosa sta succedendo non più con un linguaggio da reportage ma con un linguaggio documentaristico.

L'operazione che hai compiuto con questo documentario ricorda molto Radio Bikini, un film realizzato nel 1987 sui test atomici del 1946. La versione ufficiale di quegli eventi, costruita attraverso una spettacolarizzazione mediatica e una censura militare durata decenni, veniva contraddetta dando voce a chi non l'aveva mai avuta, una delle centinaia di migliaia di soldati esposti in quegli anni deliberatamente e a loro insaputa alle radiazioni, che racconta dei suoi anni di sofferenze, dei tanti soldati morti e che morirà egli stesso pochi mesi dopo le riprese.

Si, ci sono dei precedenti, c'è una storia di segreti e di scandali. Credo che la cosa migliore sia seguire a fondo un argomento, possibilmente in parallelo con una ricerca scientifica. L'Università di Firenze mi ha offerto di collaborare nel prossimo documentario. Con il reportage di tre anni fa ho sollevato il caso, adesso voglio sapere la verità. Vorrei fare un documentario su questo caso ogni due anni, perché io spero, magari tra dieci anni, di essere tra quelli che hanno contribuito a capire cosa sta succedendo con le armi chimiche e batteriologiche e spero anche di essere stato tra quelli che magari riusciranno a farne vietare la produzione. Perché alla fine è lì che bisogna arrivare, non è rifiutando il vaccino che eviti la distruzione dell'umanità, la distruzione dell'umanità la eviti bloccando per sempre la guerra, perché per quanto la guerra possa essere mostruosa non è mai mostruosa come urra guerra batteriologica, perché quella è davvero la fine del mondo.

Passare dal falso obiettivo del vaccino sicuro all'abolizione delle armi biologiche o delle guerre, richiede però una consapevolezza politica, che nel documentario emerge esplicitamente solo in uno dei reduci.

Be', lui era già stato nel Vietnam, ne ha vista più d'una. In America c'è una grande sensibilità per questi fenomeni, le persone sono molto motivate e serie quando iniziano a confrontarsi col potere e a combattere, c'è però una fortissima tendenza all'individualismo. Questo può essere un bene, ma anche un male, perché se non ti unisci agli altri la lotta politica non riesci mai a farla. Infatti i soldati non riescono a unirsi tra di loro e in tre anni non è cambiato molto. Questi ricercatori, questi medici mi sembrano ancora delle schegge impazzite nel sistema americano, stanno facendo delle cose importanti, all'inizio erano considerati dei pazzi, medici che stavano alimentando teorie sovversive per farsi pubblicità, adesso sono rispettati sicuramente di più. Una novità è l'individuazione di una sostanza che si chiama squalene nel sangue di alcuni soldati malati, ma il Pentagono vieta di esaminare i due milioni di nuovi vaccinati per capire se hanno lo squalene. Quattro mesi fa, prima della guerra in Jugoslavia, 200 soldati si sono rifiutati di prendere il vaccino contro l'antrax e sono stati declassati. In Inghilterra 70 soldati hanno rifiutato una medaglia al valore militare per denunciare l'assenza di informazione sulla Sindrome del Golfo. Ci sono delle cose che vanno avanti, ma mi sembra che l'opinione pubblica non sappia ancora niente».

(da un'intervista ad Alberto D'Onofrio realizzata da Marco Farano nel giugno del 1999)

Approfondimento

A proposito di La Sindrome del Golfo

Guerre Sporche. Dalla sindrome del Vietnam alla Sindrome del Golfo 

di Marco Farano

Le bombe a grappolo che hanno ferito alcuni pescatori italiani durante il recente conflitto bellico in Jugoslavia e sono state rinvenute nelle reti ancora a metà settembre possono essere considerate la punta di un iceberg apparso all'orizzonte delle nostre coste. L'iceberg in questione è un fenomeno di enorme portata costituito dalle conseguenze ecologiche della guerra determinate dall'impiego crescente e sistematico di armi e strategie belliche che distruggono l'ambiente, uccidono sempre più civili e continuano a uccidere ancora e a lungo dopo il termine del conflitto. Questa sezione del festival [Cinemambiente 1999] ]intende riflettere su tale fenomeno mostrando tre tappe significative del suo sviluppo: la guerra del Vietnam, quella del Golfo e quella recente in Jugoslavia. Tre casi che illustrano bene anche la logica che guida tale evoluzione della guerra e spiega i legami non casuali fra una sua rappresentazione mediatica apparentemente sempre più trasparente e in tempo reale, una guerra che sembra diventare sempre più asettica, chirurgica, addirittura umanitaria, e una realtà ben diversa.

"Ce la lasceranno vincere questa volta?", chiede Rambo nel 1985 prima di partire per il Vietnam a liberare i presunti prigionieri americani che costituivano, nella realtà, l'ultimo pretesto per il mantenimento dell'embargo imposto dagli Stati Uniti dopo la sconfitta. Una domanda che esprime l'opinione di chi ritiene quella del Vietnam una guerra "persa in salotto" a causa dell'operato antipatriottico dei giornalisti che avrebbero mostrato "troppo sangue in TV", distruggendo il consenso popolare all'intervento bellico e obbligando gli Stati Uniti alla ritirata [1]. A questo mito, anche noto come "sindrome del Vietnam", si riferisce Bush poco prima della guerra del Golfo, quando afferma che questa non sarà un'altra guerra combattuta "con una mano legata dietro la schiena". E al termine del conflitto potrà dichiarare: "Abbiamo dato un calcio alla sindrome vietnamita una volta per tutte, cioè finalmente possiamo fare di nuovo le guerre, perché ormai siamo in grado di farle senza morti americani e con la restituzione dei prigionieri". La guerra del Golfo è terminata infatti con poco più di un centinaio di morti americani, vittime principalmente di incidenti, ed è stata certamente una guerra diversa: la prima guerra vissuta in diretta televisiva e combattuta attraverso una serie di interventi chirurgici resi possibili dall'impiego di armi intelligenti. La massima visibilità mediatica ha coinciso però, paradossalmente, proprio con la sua massima oscurità: il Pentagono ha imposto infatti una totale censura a tutti i media, che hanno potuto trasmettere solo immagini e notizie direttamente offerte o rigidamente selezionate dal Pentagono stesso. Abbiamo così visto principalmente video promozionali di diverse industrie belliche USA, riprese delle telecamere collocate sulle ogive dei missili e immagini dei bombardamenti simili a fuochi d'artificio. Parallelamente, il carattere chirurgico degli interventi bellici ha coinciso con una delle guerre più sporche, durante la quale si è riversato sull'Iraq una quantità di esplosivo pari a 15 volte quella usata da tutti i contendenti durante la seconda guerra mondiale, fra cui 300 tonnellate di proiettili radioattivi; in cui si sono bombardati i reattori nucleari, atto che l'ONU aveva vietato e che è considerato un crimine di guerra, e le fabbriche di armi chimiche vendute all'Iraq, sino a pochi mesi prima, da Stati Uniti e Germania. E il numero dei morti americani, una volta spenti i riflettori dei media, è salito a 10.000, tanti sono quelli attualmente deceduti fra i 100.000 reduci ammalatisi di quella che è stata definita la Sindrome del Golfo, un insieme di malattie gravissime che ha determinato anche malformazioni congenite nei loro figli. Probabili cause sono il vaccino contro le armi biologiche, le nubi di armi chimiche causate dai bombardamenti delle fabbriche e le armi all'uranio impoverito usato per rendere altamente penetranti i proiettili (fra cui i missili intelligenti Tomahawk) o per corazzare i carri armati. Nel video Metal of Dishonor uno dei veterani definisce la Sindrome del Golfo un "agent orange" degli anni Novanta [2]. L'agent orange era il nome del defoliante usato nel Vietnam dagli Stati Uniti, altamente cancerogeno a causa della diossina contenuta. Ne furono contaminate decine di migliaia di soldati americani che si ammalarono e dovettero lottare per anni, prima di veder riconosciute e indennizzate le loro malattie e quelle trasmesse ai figli. Grande scalpore suscitò nel 1991, mentre perdurava ancora l'embargo nei confronti del Vietnam, la notizia che un contadino vietnamita, saputo che un elicottero americano avrebbe sorvolato il suo villaggio alla ricerca di prigionieri, aveva richiesto alle autorità il permesso di abbatterlo [3]. Tale episodio perde il suo carattere aneddotico se si considera che in quegli anni, e la situazione odierna non è molto cambiata, si registrava in Vietnam un impressionante numero di vittime (6 al giorno nella sola provincia di Quang Tri) delle bombe a grappolo inesplose (ne furono sganciate 285 milioni, 7 a testa per ogni abitante) o delle mine che gli americani avevano abbandonato sul terreno rifiutando di fornire sia le mappe che le procedure di disinnesco [4]. Attualmente in Vietnam le vittime del solo agent orange sono stimate intorno ai due milioni e nella terza generazione di coloro che ne furono contaminati si presentano ancora gravissime malformazioni congenite. In Iraq i medici registrano oggi uno spaventoso aumento di casi di cancro, aborti e malformazioni congenite che il perdurare dei bombardamenti [5] e dell'embargo, che ha portato complessivamente a più di 1.500.000 di vittime, non permettono di quantificare con precisione e tantomeno di curare.

Torniamo in salotto, dove con i recenti bombardamenti NATO sulla Jugoslavia, la guerra è diventata finalmente umanitaria. Come conciliare però tale attributo con una strategia bellica che, come mostra il documentario Bomben auf Chemiewerke, è secondo le norme internazionali perseguibile per crimini di guerra: non solo per i sistematici attacchi aerei di obiettivi civili e l'uso di bombe a grappolo e all'uranio impoverito [6], ma soprattutto per aver intenzionalmente e ripetutamente bombardato impianti chimici, violando così le convenzioni sulla messa al bando della guerra chimica e di quella ecologica? Per una soluzione di questo enigma, che equivale a chiedersi come si sia potuto credere all'imbroglio dei fini umanitari, tema troppo complesso da essere adeguatamente esaminato in questa sede, si rimanda a un paio di letture o film, da cui ci si può fare un'idea di come inquinamento ambientale e mediatico abbiano proceduto in quest'ultima guerra di pari passo [7].

La storia dei rapporti fra guerra e ambiente non inizia ovviamente con il Vietnam né si limita a questi esempi [8]. Particolarmente preoccupanti sono alcuni progetti iniziati sotto la presidenza Reagan, che nonostante l'auspicata caduta dell'Impero del Male, proseguono imperterriti. Come lo sviluppo di armi biologiche, cui l'ingegneria genetica ha dato enorme slancio e maggiore pericolosità [9]. O come il rilancio del programma "guerre stellari", per cui quest'anno Clinton ha stanziato 6,5 miliardi di dollari e che il 29 settembre di quest'anno vedrà un primo test di intercettazione e abbattimento di missili balistici nello spazio, a 120 km di quota, violando il trattato ABM del 1972 [10]. Questi aspetti inquietanti della guerra e dei suoi impatti ambientali, che coinvolgono la genetica e lo spazio, non devono far dimenticare altre guerre, meno spettacolari ma non meno sporche, come i "conflitti a bassa intensità" combattuti dagli eserciti delle dittature del terzo mondo contro quei movimenti popolari che si oppongono a uno sviluppo economico che determina, ad esempio, 220.000 morti all'anno a causa di pesticidi vietati nei paesi ricchi. Un esempio fra i tanti è il Guatemala, dove si è registrato il primato mondiale di DDT nel latte materno con una dose 185 volte superiore al limite fissato dall'OMS e un contestuale aumento del 100% delle spese militari. Va ricordato infine quel fenomeno di terzomondializzazione, interno a paesi ricchi, che vede il welfare sostituito dal warfare, come accade esemplarmente negli Stati Uniti, dove un lavoratore su dieci dipende dal complesso militare industriale, che assorbe il 15% del bilancio federale e colloca le miniere di uranio, i poligoni militari e le discariche di scorie radioattive a cielo aperto nelle aree più povere del paese. L'immagine di un cartellone collocato lungo un'autostrada del New Mexico su cui si legge "New Mexico: numero 1 nella miseria, numero 1 negli armamenti atomici", ben si abbina a quella di alcune squadre speciali di polizia in servizio nei quartieri più poveri del paese che, dopo la guerra del Golfo, indossavano una maglietta con la scritta "Operation Ghetto Storm".

[1] Sulla rappresentazione mediatica della guerra del Vietnam e del Golfo vedi B. Cumings, Guerra e televisione, Baskerville, 1993 e C. Fracassi, Sotto la notizia niente, Avvenimenti, 1994.

[2] Sulla Sindrome del Golfo e la questione dell'uranio impoverito vedi anche AA.VV., Metal of Dishonor, International Action Center, 1997. II libro è in parte anche disponibile, assieme a molte altre informazioni, sul sito http://www.facenter.org

[3] Chomsky, Anno 501, la conquista continua, Gamberetti, 1993, utile anche a un inquadramento del tema affrontato in questo testo in un più ampio contesto politico. A tal fine vedi anche http://www.zmag.org

[4] Ogni 20 minuti nel mondo una persona è vittima di una mina antiuomo. Nel marzo del 1999 è entrato in vigore un trattato internazionale per la loro messa al bando, che gli USA non hanno sottoscritto, peraltro in buona compagnia di Cina e Russia.

[5] Più di 600 missioni registrate nelle due prime settimane di marzo mentre avvenivano i bombardamenti sulla Jugoslavia. 

[6] Precedentemente usate dalla NATO in Jugoslavia già nei bombardamenti del 1995 contro la parte serba della Bosnia.

[7] Sul ruolo delle compagnie di pubbliche relazioni e dei media nella crisi dei Balcani vedi AA.VV., La Nato nei Balcani, Editori Riuniti, 1999; AA.VV., Dal Medio Oriente ai Balcani, La città del sole, 1999; Paolo Rumiz, Maschere per un massacro, Editori Riuniti, 1998; C. Fracassi, Le notizie hanno le gambe corte, Rizzoli, 1996. I film in questione sono La seconda guerra civile americana di J. Dante e Sesso e potere di B. Levinson. Quest'ultimo narra la storia di una falsa guerra contro l'Albania scatenata dal presidente degli Stati Uniti per salvarsi da uno scandalo sessuale. Era proiettato nei cinema americani nei giorni in cui, mentre dopo le dichiarazioni sul caso Lewinsky si attendeva l'impeachment. Clinton fece bombardare in Sudan una fabbrica accusata di produrre armi chimiche rivelatasi poi essere la fabbrica farmaceutica che riforniva metà del paese. Durante gli ultimi attacchi NATO la televisione jugoslava lo trasmise a ciclo continuo, prima di essere bombardata. Nella finzione però all'autore del falso filmato sui profughi albanesi non sarà permesso di rivendicare pubblicamente le proprie gesta come al direttore della Ruder Finn, la compagnia di pubbliche relazioni che ha curato l'immagine di Croazia, Bosnia e kosovari albanesi. 

[8] In Francia continua ancora oggi la bonifica dei territori dove si svolsero i combattimenti della prima guerra mondiale; ogni anno viene recuperata, in due milioni di acri ancora inaccessibili, una media di 900 tonnellate di obici inesplosi e, solo nel 1991, 36 contadini sono stati uccisi e 51 gravemente feriti da ordigni inesplosi. Vedi D. Webster, Le terre di Caino. Quel che resta della guerra, Corbaccio, 1999. Sul nucleare vedi AA.VV., 10 d.C. (dopo Cernobyl) Cinema e nucleare, Pervisione, 1996. 

[9] Sulle biotecnologie vedi J. Rifkin, II secolo biotech, Baldini&Castoldi, 1998. Sulle armi biologiche gli annuali del SIPRI e http://cbw.sipri.se

[10] II 17 agosto di quest'anno la navicella spaziale Cassini, lanciata nel 1997 con a bordo 42.5 libbre di plutonio, ha compiuto una manovra di avvicinamento a circa 750 chilometri dalla terra, in gravità assistita, per acquistare velocità in direzione Saturno. Le proteste di chi ha per due anni segnalato che un errore di manovra che ne avesse determinato il rientro in atmosfera avrebbe comportato un rischio di contaminazione per l'intera umanità sono state totalmente ignorate dai media. Non è successo niente, ma è noto che di errori del genere può bastarne uno solo.

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