Wenn der Wolf Kommt

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Wenn der Wolf kommt è stato prodotto dalla televisione svizzera DRS per la trasmissione Netz Natur (Rete Natura) per documentare la spontanea espansione dei lupi verso le Alpi. All'inizio degli anni Novanta il lupo è ricomparso nelle Alpi occidentali, è passato in Francia, quindi è risalito verso nord, attraverso il Cuneese e la provincia di Torino, fino a fare la sua apparizione nel Vallese in Svizzera.

Titolo tradotto
Quando arriva il lupo
Genere
Documentario
Paese
Svizzera
Anno
1997
Durata
60'
Casa di produzione
Schweizer Fernsehen DRS, 3sat
Lingue
Tedesco
Note di regia
Note di regia

Il probabile ritorno del lupo in Svizzera, e poi l'avvistamento di due esemplari nel Vallese, hanno offerto un interessante spunto per realizzare un reportage per documentare modalità e ragioni del ritorno del lupo in regioni da cui era scomparso da molti anni. Per far questo era necessario venire in Italia, paese da cui ha avuto inizio la fase di espansione del lupo. Negli anni Cinquanta il destino degli ultimi lupi dell'Europa occidentale sembrava segnato. Questo predatore era diventato simbolo di crudeltà e malvagità, tanto che in Italia fino al 1968 era inserito nell'elenco degli animali "nocivi" e come tale lo Stato ne promuoveva lo sterminio con tutti i mezzi possibili: trappole, veleno, lupara.

Di fronte a tali presupposti storici è quasi un miracolo che il lupo si sia salvato dall'estinzione. Questo è stato reso possibile da interventi legislativi (dal 1971 è specie protetta) e da un più generale cambiamento di atteggiamento: proprio negli anni Settanta infatti il WWF lanciava la campagna "Fratello lupo". Tutto ciò ha contribuito a consentire la sopravvivenza di quello che era stato per anni il "Grande lupo cattivo". È incredibile come in pochi anni sia cambiato l'atteggiamento delle persone verso il lupo, soprattutto nelle città.

Occorre tuttavia precisare che non è stato solo grazie al cambiamento di atteggiamento, e alla conseguente protezione accordatagli, che il lupo si è salvato dall'estinzione. È stato infatti favorito in misura determinante dall'abbandono delle aree agricole marginali e di montagna; e anche i cacciatori, senza volerlo, hanno contribuito alla sua diffusione grazie alle consistenti immissioni a scopo venatorio di ungulati (cervi, caprioli, mufloni e soprattutto cinghiali) nelle aree da cui questi animali, che rappresentano le prede principali dei lupi, erano stati completamente eliminati. Il ritorno dei lupi in nuove aree provoca sempre problemi con gli allevatori. Ciò si è evidenziato in Toscana, in Emilia Romagna, nel Cuneese, nel Mercantour in Francia e in Val Ferret in Svizzera. Nelle regioni in cui il lupo è scomparso da molto tempo, i pastori hanno perso le capacità di proteggere le loro greggi per mezzo di cani appositamente addestrati. Una parte considerevole del documentario si occupa anche del problema delle pecore allevate allo stato brado senza custodia, sempre più diffuso nelle Alpi per ridurre i costi. Queste pecore sono offerte senza difese in balia dei lupi. Esistono invece tradizionali modalità di allevamento che rendono possibile il pascolo allo stato brado anche in presenza di lupi. Ciò è ben evidente in Abruzzo, una regione con un'alta densità di lupi, dove le pecore, secondo una millenaria tradizione, vengono custodite da grandi cani da difesa del gregge (da non confondersi con i cani da conduzione, più piccoli e con la funzione di guidare gli animali): si tratta dei pastori maremmano-abruzzesi, che consentono di minimizzare notevolmente le perdite. II conflitto tra lupi e pecore si riduce inoltre nelle aree in cui vivono numerosi ungulati selvatici, in tal caso il lupo, anche perché consapevole dei rischi che corre avvicinandosi alle greggi, sembra preferire le prede selvatiche. Le immagini di una famiglia di lupi riprese in Toscana fanno vedere com'è interessante il comportamento di questi predatori. Peste, la madre aggressiva, Ciuffo, il giovane padre, e i due cuccioli Andrea e Tancredi rivelano la loro spiccata e affascinante individualità e cancellano l'immagine di belva sanguinaria. Questo documentario della trasmissione Netz Natur della televisione svizzera DRS dimostra che in un ambiente naturale integro ed equilibrato anche il lupo ha uno spazio per poter vivere.

(Andreas Moser)

Approfondimento

A proposito di Wenn der Wolf Kommt

Note sulla selezione lupo di Carlo Gubetti

Recentemente il lupo ha fatto la sua spontanea ricomparsa nelle Alpi occidentali. Il ritorno di questo grande predatore restituisce all'ecosistema un importante fattore di equilibrio e indica un miglioramento complessivo delle condizioni del territorio, ma soprattutto evidenzia la capacità dell'ambiente di rigenerarsi autonomamente non appena l'uomo lascia spazio allo sviluppo di libere dinamiche naturali. Il ritorno del lupo rappresenta infatti un episodio felice che non è stato in alcun modo programmato o favorito da interventi diretti dell'uomo. Un episodio felice di cui possiamo gioire tutti: anche se pochissimi avranno l'avventura di vedere un lupo in libertà, inoltrarsi in un bosco sapendo di condividere lo spazio con una presenza selvaggia, portatrice di una diversità assolutamente altra, conferisce infatti a quei luoghi un fascino e una ricchezza di stimoli che avevamo dimenticato. E questo perché, oltre agli aspetti ambientali, il lupo coinvolge anche un livello emotivo e culturale, testimoniato dalla sua presenza in leggende, miti e nelle produzioni artistiche e culturali di tutte le epoche.

Le relazioni tra l'uomo e questa specie sono in effetti molto complesse e risalgono ad un periodo molto precedente allo stabilirsi di rapporti ravvicinati con altri animali. Le prime comunità tribali di raccoglitori-cacciatori svilupparono un forte senso di rispetto e di identificazione nei confronti dei lupi, abili cacciatori dai comportamenti – complesse relazioni sociali, cooperazione nella caccia e nell'allevamento dei cuccioli – straordinariamente simili a quelli delle società umane. Tale ammirazione diede origine a forme di culto e a rituali magico-iniziatici che si affermarono in diverse aree geografiche, e che in molte popolazioni primitive sono sopravvissute fino ad epoche recenti. Il lupo è infatti l'animale totemico di molte tribù di indiani d'America così come in molti culti sciamanici dell'Asia centrale e della Siberia. Ma con il prevalere di società di pastori caratterizzate da rigide strutture patriarcali presero il sopravvento forme di pensiero dualistiche: da una parte l'uomo con i suoi armenti e le terre disboscate e trasformate in pascoli, le prime città e le nuove divinità antropomorfiche; dall'altra il "fuori", la natura selvaggia da soggiogare e sfruttare, le antiche divinità e i lupi, non più ammirati cacciatori, ma temuti predatori delle greggi. Questo processo giunse a compimento con l'affermarsi della religione cristiana, che adottò il dio unico e maschile di tribù di guerrieri-pastori della Palestina e ribaltò in negativo le precedenti forme di culto demonizzando i riti e le divinità preesistenti. Dall'animale totemico per eccellenza – progenitore degli uomini e in cui lo sciamano o lo stregone si trasformava per entrare in contatto con la sfera del divino – nacque così la figura del lupo demoniaco, quello che sarebbe diventato il lupo mannaro, l'uomo in grado di trasformarsi in animale e viceversa. Gli effetti di questa demonizzazione si fecero sentire ancora pesantemente nel Cinquecento e nel Seicento, quando migliaia di streghe e lupi mannari vennero bruciati dall'Inquisizione.

Da oggetto di culto a creatura demoniaca, ha così origine quell'ambivalenza di passioni contrastanti, di amore e odio, che connota la presenza del lupo anche nel cinema. Già in Werewolf of London (Il segreto del Tibet, 1935) di Stuart Walker il protagonista è guidato dall'insopprimibile impulso ad uccidere le persone che più ama. Dal mondo dei lupi echeggia una sorta di richiamo della foresta primordiale che si rivolge al lupo che è in noi con la potente seduzione a cercare il soddisfacimento immediato delle pulsioni istintuali. È questo lo schema di fondo della lunga serie di film sull'uomo lupo (tra horror e parodia dell'horror), in cui il protagonista anela a vivere seguendo le proprie passioni, ma è inesorabilmente condannato alla sconfitta (un titolo emblematico in tal senso è L'implacabile condanna, 1961 di Terence Fischer). Un esito diverso si ha con Wolf – La belva è fuori di Mike Nichols in cui il lupo-Nicholson afferma positivamente la propria animalità. Come gli sciamani di un tempo, Nicholson acquisisce le qualità che la specie totemica possiede in misura rilevante, ma queste rimangono soggette alla sua volontà – se non al suo controllo di essere razionale – il che rende possibile un esito positivo: il lupo-Nicholson non reprime le sue passioni, distrugge chi lo tradisce e ama con tutte le sue facoltà potenziate. Ma il lupo non limita la sua presenza al cinema horror, e compie le sue incursioni attraversando tutti i generi, come mostra la selezione di opere presentata nel Panorama [Cinemambiente 1998], che comprende documentari, lungometraggi e cartoni animati.

Anche nei cartoon classici americani degli anni Trenta e Quaranta, apparentemente spensierati e divertenti, emerge la componente pulsionale del lupo: da Disney a Tex Avery il lupo dà espressione ad ogni sentimento forte e violento, è un lupo che «si muove come un pazzo per fame non solo di cibo, ma soprattutto di sesso», come dice Marco Giusti nella presentazione del suo Bloobcartoon Lupi. Un personaggio perdente ma non sconfitto, sempre vitale a rincorrere le linee di fuga del desiderio.

In Uomini e lupi (1956) di Giuseppe De Santis emerge la concezione del lupo nella cultura pastorale di un paese della Marsica: l'attenzione è qui tutta rivolta alle dinamiche sociali e ai valori della tradizione contadina, in cui la figura del "luparo" emerge quale personaggio autorevole e stimato da tutta la comunità.

Il documentario Wenn der Wolf kommt (Quando arriva il lupo, 1997) di Andreas Moser ci fa infine conoscere l'animale lupo immerso nello splendido paesaggio delle colline toscane, proponendo alcune riprese singolari – chi l'avrebbe immaginato che i lupi oltre ai bambini e alle cappuccetto rosse mangiano le mele? Anche in questo lupo in carne ed ossa possiamo riconoscere il lupo che è in noi, casi come i lupi di Disney, Freleng, Tashlin, Nichols, Jones, Giusti e Avery.

Il ritorno del lupo di Franco Mari e Cristina Del Corso

«È astuto, prudente, sanguinario e feroce ed insidia la selvaggina grossa fino al luogo ove è ricoverata. L'assalta poi alla gola e in un attimo la uccide e divora. Quando non ha fame è piuttosto timido e codardo». Quest'immagine del lupo è tratta da un testo scientifico dei primi decenni di questo secolo e riflette l'atteggiamento verso questo animale che si è tramandato nel tempo attraverso favole e racconti.

Questa paura atavica unita al fatto che veniva considerato "nocivo", in quanto sottraeva prede selvatiche all'uomo e danneggiava le sue greggi, nella realtà si è tradotta in un continuo e metodico sterminio del lupo sul territorio. Tagliole, fucili e bocconi avvelenati hanno portato questa specie alle soglie dell'estinzione. Mentre nel secolo scorso il lupo era presente su tutto il territorio nazionale, esclusa la Sardegna, nel primo Novecento è già scomparso dall'arco alpino, dove l'ultima uccisione certa è avvenuta nel 1921 nelle Alpi Marittime. Nel 1950 le lupare lo hanno eliminato definitivamente anche dalla Sicilia: questa diminuzione numerica e di distribuzione è proseguita fino alla fine gli anni Sessanta, quando la specie contava non più di un centinaio di individui, arroccati nelle zone più selvagge dell'Appennino centro-meridionale. Oltre alla persecuzione diretta, questi ultimi esemplari dovevano sopravvivere in un ambiente in cui le popolazioni di cervo, capriolo e cinghiale, loro prede potenziali, erano ormai estremamente ridotte ed esisteva ancora un certo sfruttamento del territorio montano da parte dell'uomo.

Gli studi scientifici condotti negli ultimi anni hanno fatto emergere la vera natura del lupo e il suo ruolo fondamentale per la conservazione dell'ecosistema. Esso si è rivelato un animale intelligente con complessi rapporti sociali e un branco organizzato secondo una precisa struttura, che mantiene e difende un proprio territorio. Al suo interno esistono due diverse linee gerarchiche, una maschile ed una femminile, ognuna dominata dall'individuo di rango superiore, maschio e femmina alfa, che si impongono sui rispettivi subordinati mediante comportamenti ritualizzati che tendono a limitare l'aggressività esistente tra i membri del branco. II formarsi di stabili rapporti gerarchici è importante per la riproduzione, infatti solo il maschio e la femmina dominanti si riproducono, e solo una sola volta all'anno. Questo garantisce al branco la cucciolata migliore dal punto di vista genetico e una sorta di autoregolazione delle nascite finalizzata ad impedire un'eccessiva densità della specie. I carnivori infatti, a differenza degli erbivori, sono in genere distribuiti con pochi esemplari su territori vastissimi. Ma come può avvenire a livello pratico questo controllo delle nascite? Com'è possibile che con tutte le femmine in estro si verifichi un solo accoppiamento? Per rispondere bisogna ragionare in termini di "preferenze sessuali": in anni di osservazioni nell'area faunistica del Parco d'Abruzzo si è potuto osservare che il corteggiamento dei maschi si rivolge esclusivamente verso la femmina migliore, e viceversa per le femmine. E il maschio alfa ovviamente reprime vigorosamente ogni tentativo di corteggiamento della femmina alfa da parte di altri maschi.

Tutto questo avviene nel mese di marzo e tra la fine di maggio e l'inizio di giugno la femmina alfa partorisce da 2 a 7 cuccioli. È però l'intero branco che si fa carico del loro sviluppo, portando ai cuccioli il cibo necessario sino a quando non sono in grado di prendere parte alla caccia. Sono in grado di adottare ed elaborare diverse strategie di caccia in base alla preda e alla situazione, questo rivela la loro intelligenza e fa emergere il ruolo fondamentale che il lupo riveste per mantenere l'equilibrio dell'ambiente. Individuate le potenziali prede, con una serie di attacchi viene isolato il soggetto più debole (solitamente animali anziani o malati), sul quale poi si concentrano gli attacchi. In questo modo il lupo svolge un'azione positiva di selezione della popolazione preda, favorendo la sopravvivenza dei più forti ed evitando, nello stesso tempo, il diffondersi di malattie. Impedisce inoltre l'eccessivo aumento degli erbivori che, se non venissero limitati, finirebbero per danneggiare il bosco impedendone lo sviluppo e la rinnovazione, con grave danno per l'ecosistema. 

Gli studi condotti in Italia a partire dagli anni Settanta hanno messo in luce un lupo che, per mancanza di prede, si doveva adattare ad alimentarsi di rifiuti e che evitava ogni possibile contatto con l'uomo, smentendo così le credenze sulla sua presunta pericolosità. L'ululato poi non ha alcun significato minaccioso, come spesso si crede, ma è semplicemente uno dei sistemi di comunicazione che i lupi usano per segnalare la loro presenza e il possesso del territorio ad altri individui della specie. Questa caratteristica viene sfruttata dai ricercatori per verificare la loro presenza e consistenza in un'area, mediante una tecnica detta wolf-howling, si emettono degli ululati registrati, stimolando così la risposta di eventuali lupi presenti.

Grazie alle conoscenze sull'ecologia e sul comportamento del lupo emersi da questi studi e ad una mirata campagna di stampa, la sua immagine è stata rivalutata. Questo, congiuntamente al diffondersi di una nuova coscienza ecologica in tutto il paese, ha portato nel 1971 al decreto di protezione del lupo su tutto il territorio nazionale. In quel periodo, il progressivo abbandono della montagna da parte dell'uomo ha restituito ampi spazi alla fauna selvatica che ha iniziato a crescere in numero e distribuzione, grazie anche ai rilasci di cervi, caprioli e cinghiali effettuati dall'uomo a scopo venatorio e di ripopolamento. L'insieme di questi fattori ha determinato una condizione favorevole per la sopravvivenza della popolazione di lupi che ora può ricominciare ad aumentare e ad espandersi lungo tutto l'Appennino. Negli anni Ottanta la presenza del lupo si è consolidata nell'Appennino ligure, nel 1990 un esemplare viene avvistato nel Parco dell'Alta Valle Pesio in Piemonte, e nel 1992 viene effettuato il primo avvistamento di due esemplari nel Parco Nazionale del Mercantour in Francia. Intanto nelle Alpi orientali, vengono segnalati esemplari in Slovenia nei pressi del confine italiano. Attualmente alcuni animali sono presenti in provincia di Cuneo nel Parco dell'Alta Valle Pesio e nella Valle Stura, probabilmente itineranti tra la Francia e l'Italia, e in provincia di Torino nelle alte valli Chisone e di Susa. Il monitoraggio dei lupi è estremamente difficile: ricercatori, parchi, università, regioni e province sono impegnati in progetti di studio per arrivare a definire le migliori strategie di gestione compatibili sia con la protezione della specie che con la salvaguardia delle attività umane come la pastorizia.

Ora l'opinione pubblica vuole conoscere meglio questo predatore e tutto il suo mondo, ecco quindi il proliferare di articoli sulla stampa, un suo nuovo ruolo nel cinema (come non ricordare "Due calzini" di Balla coi Lupi!) e i documentari trasmessi in numerosi programmi televisivi che si occupano di natura. C'è però da sottolineare un'inesattezza riguardo quest'ultimo aspetto: per lo più vengono proposti splendidi filmati con immagini spettacolari, realizzati però principalmente in Nord America, mentre sono rari quelli girati in Italia. In questo modo viene comunicata una realtà ben diversa da quella italiana in cui, tranne poche eccezioni, non esistono condizioni di prede e territorio idonei alla formazione di branchi numerosi come quelli filmati in Nord America. In Italia il branco è generalmente formato dalla coppia con i piccoli che, se le disponibilità alimentari lo permettono, restano con i genitori, altrimenti sono costretti ad allontanarsi alla ricerca di nuovi territori. La disponibilità di nuovi territori porterà ad un ulteriore incremento della popolazione, che attualmente è stimata intorno ai 500 individui.

Non bisogna però dimenticare che questo ritorno può procurare problemi agli allevatori che non devono essere i soli a farsi carico di questa presenza. Ecco perché se da un lato è importante che vi sia, da tutte le parti interessate, la massima cooperazione per individuare ed attivare tutte le misure di prevenzione dei possibili danni al bestiame, dall'altra è l'intera collettività che deve farsi carico dei diversi aspetti di questo fenomeno.

Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, e tra i nostri compiti c'è anche quello di fare in modo che, nel rispetto degli interessi di tutti, anche loro possano un giorno ascoltare l'ululato dei lupi nelle notti d'inverno.

Franco Mari e Cristina Del Corso sono ricercatori impegnati nel progetto sul monitoraggio del lupo nella provincia di Cuneo.

Progetto Food on Film
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