Occhi di donna

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Un villaggio nel sud del Marocco è l'immagine di un bar frequentato da soli uomini e il simbolo della condizione della donna in questa parte del Paese. Una condizione durissima, favorita da una tradizione che non permette loro di uscire di casa. È allora la casa il luogo in cui si consumano le esistenze femminili segnate fin dall'infanzia. Ma in questa situazione esistono anche esperienze che forniscono un orizzonte di libertà, una ricerca di dignità che si concretizza in piccoli gesti; andare al mercato, produrre l'olio la cui vendita serve al sostentamento della famiglia e danzare…

Genere
Documentario
Paese
Italia
Durata
30'
Autrice
Sveva Sagramola
Approfondimento

A proposito di Occhi di donna

Per l’Africa di Daniela Giuffrida

Viaggia con un Moleskine, una scatola di pastelli a colori e un unico paio di scarpe. Comode. Non ama Chatwin e la letteratura di viaggio “esistenzialista”, a cui preferisce gli autori nativi dei luoghi che sta per visitare o quelli che, come Elias Canetti, riescono a "fotografare" in modo oggettiva una città come Marrakech. Sveva Sagramola va in Africa per la prima volta nel 1997 e ne trae un'emozione fortissima. Il continente nero le entra nel cuore e non la lascia plú. In sette anni, tanti quanti ne ha “Geo&Geo”, il programma dedicato all'ambiente che conduce ogni giorno su Raitre, Sagramola ha realizzato in Africa 25 reportages trattando i temi dello sviluppo sostenibile, le emergenze umanitarie, le disfatte e le conquiste ambientali, il turismo come risorsa e minaccia del futuro del continente. Nel 1999 Amref, associazione umanitaria impegnata sul fronte dell'emergenza sanitaria africana, le chiede di spendersi come testimone. Il paesaggio di questi servizi televisivi da naturale diventa umano: il degrado delle bidonvilles, il dramma del bambini di strada, i problemi quotidiani delle comunità rurali, quelli legati alla mancanza dell'acqua, alla desertificazione e a una modernità sempre più incalzante che impone nuovi stili di vita e bisogni creando nuovi poveri ma anche nuove possibilità di sviluppo.

Sagramola mostra una particolare delicatezza nell'affrontare le persone che rispetta nella loro identità individuale senza mai trasformarsi in personaggi a tutti i costi, cercando sempre di limitare al minimo il naturale potere invasivo della macchina da presa e soprattutto della televisione. Resta così percettibile dallo spettatore il suo pudore nell'entrare in una capanna masal, la sfumatura di imbarazzo nel prendere parte alla festa tutta femminile che precede un matrimonio, il rispetto nel tenere fra le braccia un bambino appena nato, alla cui madre consegna un oggetto grande come una scatola di fiammiferi, che contiene una lametta, della garza sterile e una soluzione disinfettante, strumenti indispensabili al parto “fai da te”, consuetudine praticata da moltissime donne africane con grandi rischi di infezioni e di mortalità.

Si capisce che nel corso del tempo, sempre di più. Sagramola sceglie di “prendere parte”, abbandonando il ruolo del "testimone oggettivo" per stare dalla stessa parte degli uomini e delle donne che riprende con la telecamera, in una visione del mondo sempre più caratterizzata da un ecologismo antropocentrico, che la porta a dire: «Gli uomini non possono vivere bene se gli altri esseri viventi non vivono bene. E viceversa. Ma il paesaggio degli uomini, in fin dei conti, mi pare resti più importante di quello della natura».

Parole che si riflettono su un modo di fare televisione discreto eppure determinato. Se l'Africa con i suoi problemi non fa notizia, può essere utile dedicarle con costanza spazi in TV, dare la parola a cooperatori o agli operatori umanitari, ma anche mostrandone le grandi bellezze attraverso documentari che tengano insieme l’uomo e la natura, in un nuovo modo di affrontare il fenomena del turismo che oggi è al tempo stesso uno dei grandi problemi e una delle grandi risorse dell'Africa: fattore economico e culturale, probabilmente irreversibile, che può e deve essere orientato dal distruttivo consumismo esotizzante al turismo consapevole

Lo sguardo di Sveva Sagramola si ferma spesso, inevitabilmente, sulle donne africane. Donne ferite o mutilate dalle tradizioni locali, donne abituate a camminare, con i figli sulle spalle, trasportando per decine di chilometri l'acqua, donne bambine che costruiscono capanne con lo sterco di vacca, donne che non possono scegliersi il marito perché il matrimonio è combinato dalla famiglia, donne a cui ancora oggi è preclusa ogni forma di istruzione scolastica, ma anche donne che imparano con fatica a tenere la testa alta. E anche nel raccontare con un velo di orgoglio questa dimensione femminile, si può contribuire a creare un'informazione più sostenibile ed equa del mondo che ci circonda.

La proposta di mostrare all'interno di un festival dedicato all'ambiente i reportages realizzati in Africa da una giornalista impegnata sul fronte ambientale, può servire da stimolo e da riflessione in una duplice accezione. In prima luogo significa infatti sfilare i materiali televisivi da un contesto che tende a connotarli, sempre e comunque, come "prodotti”. Il cambiamento di contesto dal flusso dei palinsesti televisivi alla sala cinematografica, implica infatti la ricerca di un nuovo pubblico, che esce dal contesto domestico per cercare “documenti” capaci di suscitare in lui nuovi interessi.

Al tempo stesso, per chi realizza, sottoporre il proprio lavoro a un pubblico che “sceglie” di vederlo in modo più consapevole e autonomo, implica la scommessa di mettere in discussione il percorso umano e professionale del proprio lavoro, in controluce ai reportages di Sveva Sagramola, traspaiono infatti evidenti alcune domande chiave della comunicazione: come si sceglie un argomento? come si costruisce l'informazione? Perché l'approccio qui non è tanto la notizia, al contrario, è l'iter di un'inchiesta sul campo, fatta di scelte, di rapporti con la gente, di ascolto, di comprensione di un luogo e della sua memoria.

Sveva Sagramola

Nasce a Roma nel 1964. Si forma a "Mixer", il programma giornalistico per la Rai di Giovanni Minoli, dove si occupa della realizzazione di servizi, inchieste e storie scrivendone i testi, conducendo in video e/o in voce, dirigendone il montaggio e la regia. Dal 1998-1999 conduce “Geo&Geo”, programma quotidiano in diretta su RaiTre, dedicato ai grandi semi della natura e dell'ambiente. Nel 7 anni di conduzione ha realizzato 25 reportage da varie zone dell'Africa e del mondo sui problemi dello sviluppo sostenibile, delle grandi emergenze umanitarie e ambientali. È testimone dell'Amref dal 1999. Nei suoi viaggi in Africa ha descritto il degrado degli slum e il dramma dei bambini di strada, i problemi delle comunità che abitano nelle zone rurali, ha raccontato i progetti Anvel sull'istruzione scolastica, sull'acqua e quelli sanitari.

Progetto Food on Film
Food on Film
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Associazione Cinemambiente
Cezam
Innsbruck nature film festival
mobilEvent
In collaborazione con
Interfilm
UNISG - University of Gastronomic Sciences

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