Kona fer í stríð

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Cinquantenne single e indipendente, Halla sembra una donna come le altre, ma dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto, compie spericolate azioni di sabotaggio alle linee elettriche per danneggiare le multinazionali che stanno devastando la sua terra, la splendida Islanda. Mentre, però, sta pianificando la sua impresa più audace, Halla riceve una lettera destinata a cambiarle l’esistenza. Già regista dell’acclamato Storie di cavalli e di uomini, Benedikt Erlingsson colpisce al cuore con una commedia travolgente e fuori dagli schemi, un ritratto di donna memorabile e un omaggio al paesaggio islandese di struggente bellezza.

Titolo internazionale
Woman at War
Titolo tradotto
La donna elettrica
Genere
Finzione
Paese
Islanda, Francia, Ucraina
Anno
2018
Durata
100'
Produttore
Benedikt Erlingsson
Lingue
Islandese, Spagnolo, Inglese, Ucraino
Note di regia
Note di regia

C’è una connessione forte tra i miei due film, Storie di cavalli e di uomini e La donna elettrica. Si tratta di qualcosa di cui sono diventato davvero consapevole solo dopo aver ultimato quest’ultimo, ossia l’idea fondamentale che i “diritti della Natura” dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei “diritti umani”. I diritti della Natura dovrebbero essere protetti con forza in ogni costituzione e difesi da leggi internazionali. Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere, una necessità che va al di là dei bisogni dell’uomo e del nostro sistema economico. A volte succede invece che lo stesso Stato, che nei paesi democratici si dà per scontato sia uno strumento creato dal popolo per il popolo, possa essere facilmente manipolato da interessi particolari contro il bene comune. Quando guardiamo alle grandi sfide che dobbiamo affrontare sulle questioni ambientali, questo ci appare perfettamente chiaro. Ne La donna elettrica questo tema diventa terreno fertile per una commedia, ma nella realtà, in alcuni paesi, è piuttosto l’argomento per una tragedia. Vorrei citare a proposito due donne che considero delle eroine: Berta Cáceres in Honduras e Yolanda Maturana in Colombia. Entrambe attiviste per l’ambiente, sono state assassinate da chi aveva grandi interessi nelle terre che esse provavano e difendere.

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