Kaiju no kodomo
Diretto da
Ruka, un’adolescente solitaria e un po’ ribelle, per uno screzio con una compagna viene allontanata dalla squadra di pallamano per l’intera durata delle vacanze estive. Amareggiata e annoiata al tempo stesso, decide di recarsi all’acquario dove lavora il padre e a cui sono legati alcuni felici ricordi d’infanzia. Qui, s’imbatte per caso in Umi (‘mare’ in giapponese), un bizzarro ragazzino che pare sia stato allevato dai dugonghi insieme al fratello Sora (‘cielo’) e che abbia il dono di comunicare con gli animali marini. Ruka ne rimane affascinata. Una sera, però, cominciano a verificarsi alcuni eventi soprannaturali che la coinvolgeranno in una incredibile avventura, grazie alla quale scoprirà di avere un legame con gli oceani ben più forte di quanto avesse mai potuto immaginare.
Approfondimento
A proposito di Children of the Sea
«I figli del mare è tratto dall’omonimo manga di Daisuke Igarashi, di cui riprende i temi fondamentali. In particolare, si concentra su un affascinante principio cosmologico e cosmogenetico, in cui è sostenuta l’unicità di un principio generatore e l’identità di ogni creatura con il tutto, con l’Universo. Il film comincia come un consueto racconto di formazione, con una giovane protagonista schiva e problematica in cerca disperatamente di trovare una propria collocazione nel mondo. Tuttavia l’orizzonte mostrato è assai più ampio della singola esistenza. Così, la descrizione di Ruka, l’evolversi della sua amicizia con Umi e Sora, alcuni accadimenti all’interno della narrazione filmica possono apparire in parte abbozzati, carenti di un degno approfondimento. In verità il film è una profonda riflessione che va oltre la superficie delle cose e che, attraverso le avventure di una comune e scontrosa studentessa e di due enigmatici suoi coetanei, traghetta lo spettatore verso l’archè, le radici dell’intero cosmo. Il Bene e il Male, la fine e l’inizio, il singolo e il tutto. Si susseguono una serie di quesiti esistenziali che probabilmente non troveranno una risposta razionale definitiva, poiché appartenenti ai grandi misteri della vita stessa. […] La componente visiva è fondamentale: assistiamo alla bellezza della Natura mostrata con infinito stupore, come il mare che si tinge di rosso al tramonto o che brilla di notte grazie al fitoplancton luminescente, oppure le squame delle balene che si accendono di riflessi di luce abbagliante. I disegni, i colori, l’animazione rendono viva tale meraviglia. Le creature degli abissi, i pianeti e le galassie, le correnti marine e lo spazio profondo si fondono in un’epifania di forme e colori. A dare poi il tocco finale sono le musiche composte da Joe Hisaishi, storico collaboratore dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki, magiche e pregnanti».
(Sabrina Crivelli, ilcineocchio.it)
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