Diario Africano
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«È un film diario di un viaggiatore francese, in Europa, in Africa del Nord, Tunisia e Algeria. Riportiamo qui solo le note filmiche riguardanti l'Algeria, negli anni 1927 e 1928.
Registra le immagini con una camera amatoriale. Immagini di pochi fotogrammi prese all'improvviso. Talvolta monta nei suoi diari sequenze "professionali" ridotte nel proprio formato, per un confronto di luoghi e genti incontrate. Sulla fascetta esterna delle pellicole scrive a mano brevi note di impressioni, oltre a luoghi e date. Dell'autore non conosciamo né l'identità, né il volto. Viaggia da solo. Non ha famiglia. I materiali di recente ritrovati coprono un arco di dieci anni, dal 1927 al 1936. Queste "impressioni" di viaggio formano un quadro inedito del sociale, in contrapposizione alle immagini ufficiali dei documentari dell'epoca. Sono schizzi, arabeschi veloci, momenti della "vita così come è" di un viaggiatore incantato. Ripercorre itinerari "colti" dei pittori Orientalisti dell'Ottocento… Matisse, Flaubert: "Di qui a poco l'Oriente non esisterà più. Noi siamo forse gli ultimi contemplatori".
Nel maggio del 1927 a Bou-Saada, una giovane madre sorpresa con il figlioletto dalla camera, pone una mano sul capo di lui e l'altra sul cuore, spaventata. A Costantina nel 1928 un gruppo di prostitute danza per la camera, davanti alla loro abitazione, vi è un patto perché non venga ripreso il loro volto. Contro un muro, all'ombra, un androgino si offre alla camera. Del maggio del 1928, la data sulla casbah di Algeri, il ritratto sociale, privato, fissato in un giorno.
La camera è ossessionata dalle figurine velate che la percorrono, le salite e le discese delle scalinate. Tutto il pittoresco vi è descritto, nel movimento delle vesti, dei panneggi alla Delacroix. Interesse del viaggiatore per le donne velate che la camera cerca di svelare».
(Y. Gianikian e A. Ricci Lucchi)
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