Blobcartoon Lupi

Genere
Animazione
Paese
Italia
Anno
1992
Durata
20'
Casa di produzione
RAI3
Note di regia
Note di regia

Frank Tashlin lo sapeva bene, e Fritz Freleng e Tex Avery pure. I lupi, quelli che fanno ridere, quelli che spaventano i bambini, sono belli da disegnare. Dentoni in fuori, pelo nero nero, coda gigantesca, occhi strabuzzanti iniettati di sangue, naso rosso rosso a palla... Naso rosso rosso a palla? Occhi strabuzzanti? Tashlin, Freleng e Avery avevano capito che bastava forzare un po' la mano, smussare un po' gli spigoli, esagerare naso, occhi, bocca, al limite mettere un paio di baffetti invece dei baffoni bestiali e un lupo terribile poteva diventare un lupo comico. Un lupo cioè che si muove come un pazzo per fame, non solo di cibo, ma soprattutto di sesso. Sempre pronto a escogitare qualche trucco per divorare una pecora o un porcellino, ma anche per papparsi qualche cappuccetto rosso sperduta nel bosco o in un night di città. Una delle grandi invenzioni di quella che possiamo definire la scuola della Warner, è stata proprio di ribaltare il terribile lupo disneyano, quello che cercava di mangiare i porcellini, insomma, quello che doveva apparire come lo spettro della Grande Depressione per il pubblico americano, in un lupo ridicolo, in un lupo umano che finisce per rappresentare tutti i maschi della Terra in inutile corsa dietro una gonna. "Mettimi le mani addosso, lupo", canta la Red Riding Hood dei grandi cartoon della Metro diretti da Tex Avery, un corpo compatto di capolavori ormai adorati in ogni parte del mondo. Il lupo spalanca la bocca, la lingua cade moscia sul tavolo, mentre gli occhi vanno via per conto proprio dietro alla ragazza, le mani prendono la testa e la picchiano contro il tavolo, i denti azzannano senza pensare qualsiasi cosa. Avery arriva all'eccesso assoluto della svirilizzazione del lupo partendo proprio dal suo desiderio maschile. Del resto il suo è un pubblico di soldati in guerra, che sognano anche loro impossibili Red Riding Hood da abbracciare. I lupi di Tashlin, invece, spingono verso una commedia sofisticata di gag forti e visive, sono pronti a travestirsi (I Got Plenty of Mutton, 1943) come Jack Lemmon e Tony Curtis in A qualcuno piace caldo, giocano con il poco cibo, un pisello sul piatto, esattamente come farà poi Jerry Lewis in Artisti e modelle, diretto, guarda un po', proprio da Tashlin. Ma il suo lupo è forte anche dell'esperienza disneyana, visto che sarà proprio Tashlin a impostare graficamente uno dei più bei lupi cattivi dello schermo, quello che cerca di mangiare Pierino in Pierino e il lupo. Un lupo dalla bocca enorme e dalla salivazione eccessiva, che non parla, che non si può deridere, ma da cui si può solo scappare dopo averlo irritato col fucilino finto. Freleng invece gioca tutto sulla musica e sulla gag ritmica. I suoi lupi suonano il jazz e ballano il boogie woogie con una cappuccetto rossa nerissima e scatenata. Sono lupi averyani senza grandi eccessi, ma di grande simpatia.

Un altro grande della Warner, Robert Clampett, spinge un lupo a comportarsi come Humphrey Bogart una volta che vede al cinema la bellissima Laureen Bacall. Lupastri da quattro soldi. Mai pericolosi come il primo geniale Big Bad Wolf disegnato da Albert Hurter e animato da Norm Ferguson, Fred Moore, Dick Lundy e Art Babbit per il primo, immortale The Three Little Pigs diretto da Bert Gillett per Disney. Un lupo cattivo non perché spalanca la bocca o perché ha il pelo così dritto o i denti così aguzzi, ma perché è profondamente un umano cattivo, un personaggio dickensiano o chapliniano di malvagio che fonda il suo gioco sul mascheramento da vaudeville e quindi mette in scena il degeneramento del comico. Pensiamo alla voce del vecchio attore comico del varietà e del cinema muto Billy Bletcher, pensiamo alla tuba, all'abito rosso con la bretella. Ma pensiamo anche alla sua continua mutazione da umano a bestia, da bianco a nero e perfino a ebreo (come era nel cartoon originale che venne poi censurato nel dopoguerra), al non nascondere troppo il proprio corpo e i propri desideri. È un essere mutante come i primi personaggi del cinema animato, pronto a diventare qualsiasi cosa che noi pensiamo possa rappresentare il male. Un male che siamo noi a definire come tale, un male della diversità sociale, razziale, animale. Per questo è cosi terribile ancora oggi. Con uno solo dei miei potenti sbuffi... (Marco Giusti)

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In collaborazione con
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